{"componentChunkName":"component---src-templates-notizia-template-it-jsx","path":"/it/notizia/ventanni-fa-il-terremoto-del-molise/","result":{"data":{"node":{"drupal_internal__nid":900006493,"title":"Vent’anni fa il terremoto del Molise","field_titolo_esteso":"Vent’anni fa il terremoto del Molise","field_id_contenuto_originale":900006494,"field_data":"2022-10-31T11:46:08+01:00","field_categoria_primaria":"notizia","field_abstract":{"processed":"<p>L’evento ha contribuito alla ridefinizione della classificazione sismica nazionale</p>\n"},"body":{"processed":"<p>Il 31 ottobre del 2002 un terremoto di magnitudo 5.7 (Mw)  colpisce la zona del basso Molise. La scossa, avvertita distintamente in diverse regioni del Centro-Sud, interessa in particolar modo i Comuni di Santa Croce di Magliano, S. Giuliano di Puglia e Larino, in provincia di Campobasso.</p>\n<p>I fatti più drammatici si verificano a San Giuliano di Puglia, dove il sisma provoca il crollo del solaio di copertura dell'edificio scolastico \"Francesco Jovine\" causando la morte di 27 bambini e una maestra. La tragedia suscita enorme commozione in tutto il Paese, ma stimola anche una profonda riflessione tra la comunità scientifica rispetto ai criteri della classificazione sismica vigente. Fino a quel momento, infatti, nella zona interessata dal sisma non erano mai stati registrati terremoti significativi e la maggior parte delle località colpite non risultavano classificate dal punto di vista sismico.</p>\n<p><strong>Una nuova classificazione sismica. </strong>Partendo da queste considerazioni, il lavoro della comunità scientifica si concentra da subito sull’elaborazione di una nuova classificazione valutando la probabilità che ogni territorio possa essere interessato in un certo intervallo di tempo (generalmente 50 anni) da un evento che superi una determinata soglia di intensità o magnitudo.<br />\nIl risultato di questi lavori porta nel 2003 all’emanazione dell’ordinanza n. 3274: il territorio nazionale <span lang=\"it\" xml:lang=\"it\" xml:lang=\"it\">– prima classificato in tre categorie a diversa severità <span lang=\"it\" xml:lang=\"it\" xml:lang=\"it\">– viene suddiviso in quattro zone a pericolosità decrescente. In questo modo, i territori precedentemente considerati a limitate sollecitazioni sismiche, e quindi non classificati, vengono inseriti in “zona 4” in cui è facoltà delle Regioni prescrivere l’obbligo della progettazione antisismica. A ogni zona, inoltre, viene attribuito un valore dell’azione sismica utile per la progettazione, espresso in termini di accelerazione massima su roccia. </span></span></p>\n<p>A queste azioni se ne sono affiancate altre altrettanto importanti in termini di prevenzione strutturale, come la revisione da parte degli enti proprietari degli edifici strategici e rilevanti per le finalità di protezione civile, tra cui le scuole e l’obbligo di costruzione, adeguamento strutturale e antisismico degli edifici esistenti in base alle sollecitazioni attese in caso di terremoto.</p>\n<p><strong>Un webinar per non dimenticare. </strong>La nuova classificazione sismica, l’importanza delle azioni di prevenzione strutturale e l’impegno a rendere sempre più sicura l’edilizia scolastica sono stati anche i temi al centro del webinar “S. Giuliano di Puglia, vent’anni dopo”. All’incontro, moderato da Angelo Masi, professore di Tecnica delle costruzioni presso l’Università della Basilicata, hanno partecipato il professor Mauro Dolce, assessore ai Lavori Pubblici della Regione Calabria, Carlo Meletti, geologo e primo tecnologo presso l’Ingv-Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale della scuola per Cittadinanzattiva.</p>\n<p><span lang=\"it\" xml:lang=\"it\" xml:lang=\"it\">Il webinar<span lang=\"it\" xml:lang=\"it\" xml:lang=\"it\"> –<span lang=\"it\" xml:lang=\"it\" xml:lang=\"it\"> che fa parte di un ciclo di incontri digitali incentrati sui temi della prevenzione e della diffusione della cultura della protezione civile<span lang=\"it\" xml:lang=\"it\" xml:lang=\"it\"> – <span lang=\"it\" xml:lang=\"it\" xml:lang=\"it\">è disponibile sul canale YouTube di Io non rischio al link: <a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=6v-nBvyYXmE\" id=\"LPlnk573057\" rel=\"noopener noreferrer\" target=\"_blank\"><span lang=\"it\" xml:lang=\"it\" xml:lang=\"it\">https://www.youtube.com/watch?v=6v-nBvyYXmE</span></a></span></span></span></span></span></p>\n<p><em>Fonte foto: sito INGV</em></p>\n"},"fields":{"slug":"/notizia/ventanni-fa-il-terremoto-del-molise/"},"field_tabella":null,"field_link_esterni":[],"relationships":{"field_sottodominio":{"name":"Io Non Rischio"},"field_riferimento_traduzione":{"fields":{"slug":"/notizia/twenty-years-ago-molise-earthquake/"}},"field_immagine_singola":null,"field_mappa":null,"field_accordion":[],"field_tab":[],"field_immagine_dettaglio":{"field_alt":"Il crollo del solaio della scuola Jovine a San Giuliano di Puglia","field_didascalia":"Il crollo del solaio della scuola Jovine a San Giuliano di Puglia","relationships":{"image":{"localFile":{"publicURL":"/static/36778f55123231d7163d6b64ca0cb23f/news-san-giuliano-inr.png","childImageSharp":{"fluid":{"aspectRatio":1.5027322404371584,"src":"/static/36778f55123231d7163d6b64ca0cb23f/ee604/news-san-giuliano-inr.png","srcSet":"/static/36778f55123231d7163d6b64ca0cb23f/90683/news-san-giuliano-inr.png 275w,\n/static/36778f55123231d7163d6b64ca0cb23f/1c1a5/news-san-giuliano-inr.png 550w,\n/static/36778f55123231d7163d6b64ca0cb23f/ee604/news-san-giuliano-inr.png 800w","sizes":"(max-width: 800px) 100vw, 800px"}}}}}},"field_immagine_anteprima":null,"field_galleria_flickr":null,"field_galleria_foto":null,"field_galleria_video":null,"field_allegati":[],"field_correlazioni":[{"__typename":"node__approfondimento","title":"Classificazione sismica","field_titolo_esteso":"Classificazione sismica","body":{"processed":"<p>Per ridurre gli effetti del terremoto, l’azione dello Stato si è concentrata sulla classificazione del territorio, in base all’intensità e frequenza dei terremoti del passato, e sull’applicazione di speciali norme per le costruzioni nelle zone classificate sismiche.<br />\nLa legislazione antisismica italiana, allineata alle più moderne normative a livello internazionale prescrive norme tecniche in base alle quali un edificio debba sopportare senza gravi danni i terremoti meno forti e senza crollare i terremoti più forti, salvaguardando prima di tutto le vite umane.</p>\n<p>Sino al 2003 il territorio nazionale era classificato in tre categorie sismiche a diversa severità. I Decreti Ministeriali emanati dal Ministero dei Lavori Pubblici tra il 1981 ed il 1984 avevano classificato complessivamente 2.965 comuni italiani su di un totale di 8.102, che corrispondono al 45% della superficie del territorio nazionale, nel quale risiede il 40% della popolazione.<br />\nNel 2003 sono stati emanati i criteri di nuova classificazione sismica del territorio nazionale, basati sugli studi e le elaborazioni più recenti relative alla pericolosità sismica del territorio, ossia sull’analisi della probabilità che il territorio venga interessato in un certo intervallo di tempo (generalmente 50 anni) da un evento che superi una determinata soglia di intensità o magnitudo.<br />\nA tal fine è stata pubblicata l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003, sulla Gazzetta Ufficiale n. 105 dell’8 maggio 2003.</p>\n<p>Il provvedimento detta i principi generali sulla base dei quali le Regioni, a cui lo Stato ha delegato l’adozione della classificazione sismica del territorio (Decreto Legislativo n. 112 del 1998 e Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 - \"Testo Unico delle Norme per l’Edilizia”), hanno compilato l’elenco dei comuni con la relativa attribuzione ad una delle quattro zone, a pericolosità decrescente, nelle quali è stato riclassificato il territorio nazionale.</p>\n<p><strong>Zona 1</strong> - E’ la zona più pericolosa. La probabilità che capiti un forte terremoto è alta</p>\n<p><strong>Zona 2</strong> - In questa zona forti terremoti sono possibili</p>\n<p><strong>Zona 3</strong> - In questa zona i forti terremoti sono meno probabili rispetto alla zona 1 e 2</p>\n<p><strong>Zona 4</strong> - E’ la zona meno pericolosa: la probabilità che capiti un terremoto è molto bassa</p>\n<p>Di fatto, sparisce il territorio “non classificato”, e viene introdotta la zona 4, nella quale è facoltà delle Regioni prescrivere l’obbligo della progettazione antisismica. A ciascuna zona, inoltre, viene attribuito un valore dell’azione sismica utile per la progettazione, espresso in termini di accelerazione massima su roccia (zona 1=0.35 g, zona 2=0.25 g. zona 3=0.15 g, zona 4=0.05 g).</p>\n<p>L'attuazione dell'ordinanza n.3274 del 2003 ha permesso di ridurre notevolmente la distanza fra la conoscenza scientifica consolidata e la sua traduzione in strumenti normativi e ha portato a progettare e realizzare costruzioni nuove, più sicure ed aperte all’uso di tecnologie innovative.</p>\n<p>Le novità introdotte con l’ordinanza sono state pienamente recepite e ulteriormente affinate, grazie anche agli studi svolti dai centri di competenza (Ingv, Reluis, Eucentre). Un aggiornamento dello studio di pericolosità di riferimento nazionale (Gruppo di Lavoro, 2004), previsto dall’opcm 3274/03, è stato adottato con l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3519 del 28 aprile 2006.<br />\nIl nuovo studio di pericolosità, allegato all’Opcm n. 3519, ha fornito alle Regioni uno strumento aggiornato per la classificazione del proprio territorio, introducendo degli intervalli di accelerazione (ag), con probabilità di superamento pari al 10% in 50 anni, da attribuire alle 4 zone sismiche.</p>\n<p><em>Suddivisione delle zone sismiche in relazione all’accelerazione di picco su terreno rigido (OPCM 3519/06 in allegato) - vedi tabella in fondo alla pagina</em></p>\n<p>Nel rispetto degli indirizzi e criteri stabiliti a livello nazionale, alcune Regioni hanno classificato il territorio nelle quattro zone proposte, altre Regioni hanno classificato diversamente il proprio territorio, ad esempio adottando solo tre zone (zona 1, 2 e 3) e introducendo, in alcuni casi, delle sottozone per meglio adattare le norme alle caratteristiche di sismicità.<br />\nPer il dettaglio e significato delle zonazioni di ciascuna Regione, si rimanda alle disposizioni normative regionali.<br />\nQualunque sia stata la scelta regionale, a ciascuna zona o sottozone è attribuito un valore di pericolosità di base, espressa in termini di accelerazione massima su suolo rigido (ag). Tale valore di pericolosità di base non ha però influenza sulla progettazione.</p>\n<p>Le attuali Norme Tecniche per le Costruzioni (Decreto Ministeriale del 17 gennaio 2018), che hanno sostituito quelle approvate con il decreto ministeriale 14 gennaio 2008, hanno confermato il nuovo ruolo della classificazione sismica ai fini progettuali: per ciascuna zona – e quindi territorio comunale – precedentemente veniva fornito un valore di accelerazione di picco e quindi di spettro di risposta elastico da utilizzare per il calcolo delle azioni sismiche.<br />\nDal 1 luglio 2009 con l’entrata in vigore delle Norme Tecniche per le Costruzioni del 2008, per ogni costruzione ci si deve riferire ad una accelerazione di riferimento “propria” individuata sulla base delle coordinate geografiche dell’area di progetto e in funzione della vita nominale dell’opera. Un valore di pericolosità di base, dunque, definito per ogni punto del territorio nazionale, su una maglia quadrata di 5 km di lato, indipendentemente dai confini amministrativi comunali.<br />\nLa classificazione sismica (zona sismica di appartenenza del comune) rimane utile solo per la gestione della pianificazione e per il controllo del territorio da parte degli enti preposti (Regione, Genio civile, ecc.).</p>\n","value":"<p>Per ridurre gli effetti del terremoto, l’azione dello Stato si è concentrata sulla classificazione del territorio, in&nbsp;base all’intensità e frequenza dei terremoti del passato, e sull’applicazione di speciali norme per le costruzioni nelle zone classificate sismiche.<br />\r\nLa legislazione antisismica italiana, allineata alle più moderne normative a livello internazionale prescrive norme tecniche in base alle quali un edificio debba sopportare senza gravi danni i terremoti meno forti e senza crollare i terremoti più forti, salvaguardando prima di tutto le vite umane.<br />\r\n<br />\r\nSino al 2003 il territorio nazionale era classificato in tre categorie sismiche a diversa severità. 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