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È costituito dai resti del più antico Monte Somma e da un edificio vulcanico più recente chiamato Gran Cono del Vesuvio.<br />\nNel corso della storia eruttiva del vulcano, si sono alternati periodi di attività e periodi di riposo. Questi ultimi sono stati interrotti, da eruzioni esplosive ad alta energia, a cui sono seguite frequenti eruzioni effusive o esplosive di media e bassa energia.<br />\nL’eruzione più famosa, descritta da Plinio il Giovane, è quella del 79 d.C. che distrusse Pompei, Ercolano e Stabia. L’ultima eruzione invece risale al 1944 ed è stata caratterizzata da attività di tipo effusivo ed esplosivo a bassa energia. L’evento ha causato la morte di 21 persone e la parziale distruzione dei paesi di San Sebastiano al Vesuvio e Massa di Somma.<br />\nDa allora, il vulcano è quiescente, cioè in un periodo di riposo, ed è caratterizzato da attività fumarolica all’interno del cratere e da bassa sismicità. Attualmente, non si registrano fenomeni che indicano una ripresa dell’attività eruttiva a breve termine.</p>\n","value":"<p>Il Vesuvio si trova a est di Napoli, in una zona densamente popolata: per questo, è considerato uno dei vulcani a più alto rischio del mondo. È costituito dai resti del più antico Monte Somma e da un edificio vulcanico più recente chiamato Gran Cono del Vesuvio.<br />\r\nNel corso della storia eruttiva del vulcano, si sono alternati periodi di attività e periodi di riposo. Questi ultimi sono stati interrotti, da eruzioni esplosive ad alta energia, a cui sono seguite frequenti eruzioni effusive o esplosive di media e bassa energia.<br />\r\nL’eruzione più famosa, descritta da Plinio il Giovane, è quella del 79 d.C. che distrusse Pompei, Ercolano e Stabia. L’ultima eruzione invece risale al 1944 ed è stata caratterizzata da attività di tipo effusivo ed esplosivo a bassa energia. 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Contestualmente sono stati ridefiniti anche i <strong>gemellaggi </strong>con le Regioni e le Province Autonome che ospiteranno le persone evacuate. Nel 2015 è stata approvata anche la <strong>nuova zona gialla </strong>cioè l’area esterna alla zona rossa esposta alla significativa ricaduta di cenere vulcanica e di materiali piroclastici.</p>\n<p>Il <strong>Piano per l’allontanamento</strong> dei 670mila abitanti della zona rossa è stato elaborato da Regione Campania, con il supporto di ACaMIR - Agenzia Campana Mobilità Infrastrutture e Reti, in raccordo con i comuni interessati. In particolare, Regione Campania ha individuato, nell’ambito delle attività del Tavolo di lavoro coordinato dal Dipartimento della protezione civile e composto da tutti gli enti e società con competenza nella gestione della mobilità di rilevanza nazionale, le \"<strong>Aree di incontro</strong>\" ed è stata definita la strategia generale per il trasferimento della popolazione presso le Regioni e Province Autonome gemellate.</p>\n<p>La zona rossa e la zona gialla sono state individuate dal Dipartimento della protezione civile, sulla base delle indicazioni della Comunità scientifica, e in raccordo con la Regione Campania. Il punto di partenza per l’aggiornamento di queste aree è stato il documento elaborato dal gruppo di lavoro “Scenari e livelli d’allerta” della Commissione Nazionale, istituita nel 2003 per provvedere all’aggiornamento de Piani nazionali di emergenza per l’area vesuviana e flegrea.</p>\n<p>La <strong>nuova zona rossa</strong>, a differenza di quella individuata nel Piano del 2001, comprende oltre a un’area esposta all’invasione di flussi piroclastici (<strong>zona rossa 1</strong>) anche un’area soggetta ad elevato rischio di crollo delle coperture degli edifici per l’accumulo di depositi piroclastici (<strong>zona rossa 2</strong>). La ridefinizione di quest’area ha previsto anche il coinvolgimento di alcuni Comuni che hanno potuto indicare, d’intesa con la Regione, quale parte del proprio territorio far ricadere nella zona da evacuare preventivamente. Altri Comuni invece sono stati considerati interamente, sulla base dei loro limiti amministrativi. La nuova zona rossa comprende i territori di <strong>25 comuni delle province di Napoli e di Salerno</strong>, ovvero 7 comuni in più rispetto ai 18 previsti dal Piano nazionale di emergenza del 2001. La direttiva del 14 febbraio 2014 ha individuato anche i <strong>gemellaggi </strong>tra i Comuni della zona rossa e le Regioni e le Province Autonome che accoglieranno la popolazione evacuata. Inoltre, come previsto dalla stessa direttiva, il 31 marzo 2015 sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale le<strong> Indicazioni operative</strong> sulla base delle quali componenti e strutture operative del Servizio Nazionale dovranno aggiornare le rispettive pianificazioni di emergenza per la zona rossa. Queste Indicazioni operative sono contenute in un decreto del Capo Dipartimento della protezione civile e sono state elaborate d’intesa con la Regione Campania e sentita la Conferenza Unificata (sede congiunta della Conferenza Stato-Regioni e della Conferenza Stato-Città ed autonomie locali).</p>\n<p>Nella <strong>zona gialla</strong>, ufficializzata con la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri uscita in Gazzetta Ufficiale il 19 gennaio 2016, invece ricadono <strong>63 Comuni e tre circoscrizioni del Comune di Napoli</strong>. La definizione di quest’area si basa su recenti studi e simulazioni della distribuzione a terra di ceneri vulcaniche prodotte da un’eruzione sub-Pliniana, che è lo scenario di riferimento per l’aggiornamento della pianificazione, e tiene conto delle statistiche storiche del vento in quota.</p>\n<p>In particolare, la zona gialla include i territori per i quali è necessario pianificare l’intervento di livello nazionale e regionale per la gestione di una eventuale emergenza; in essi è probabile, infatti, che ricada un quantitativo di <strong>ceneri </strong>tale da provocare il collasso dei tetti, e questo vincola i Comuni che ne fanno parte ad adeguare la propria pianificazione di emergenza. La ricaduta delle ceneri vulcaniche può produrre, a livello locale, anche altre conseguenze (come l’intasamento delle fognature o la difficoltà di circolazione degli automezzi) che possono interessare anche un’area molto vasta, esterna alla zona gialla. 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